200.000 anni fa, nei pressi di una pozza d’acqua.

Un piccolo gruppo di ominidi attende pazientemente che qualche animale si avvicini per abbeverarsi. Aspettano da giorni, sono stanchi ed affamati. Sono sottovento e silenziosi, non vogliono far notare la loro presenza. Comunicano a gesti e brevi grugniti. Stringono fra le mani le loro lance, con la punta costituita da una scheggia di selce legata strettamente all’asta di legno.

Finalmente arriva un gruppo di gazzelle. I cacciatori si alzano in piedi e si preparano a scagliare le loro lance. Gli animali fuggono, ma i cacciatori sanno bene come lanciare e ne abbattono alcune. La tribù avrà cibo.

Questi ominidi non vanno a scuola, non conoscono la fisica, non sanno fare due più due. Però sanno istintivamente come angolare il tiro, che forza dare al braccio e dove indirizzare la lancia in modo che colpisca l’animale in corsa nel momento giusto e al posto giusto…

Questi ominidi applicano senza saperlo le leggi della balistica.

Sanno già come colpire con un sasso. Poi comparirà l’arco, le balliste romane (che sono in grado di lanciare una pesante freccia di ferro a 150 metri), le catapulte ed i mangani medievali. Poi, con la scoperta della polvere nera, compaiono i cannoni e gli archibugi. I fucili e le pistole. Le mitragliatrici e i missili. Tutte armi che si comportano secondo le leggi fisiche della balistica.

In pratica, possiamo dire che qualunque oggetto si lanci verso un bersaglio rallenterà per effetto dell’aria e ricadrà verso terra perché attratto dalla forza di gravità.

Questa invece è la definizione “dotta”: “ (Dal greco ant. ballein, lanciare) Scienza che studia il moto di un proietto lanciato nello spazio da una bocca da fuoco”.

Bene, ma come facciamo a mandare il “proietto” esattamente dove vogliamo noi?

Occorre conoscere le “regole del gioco”.

Parliamo di pistole o fucili; cosa succede quando io sparo?

Primo fatto : l’aumento di pressione nella cartuccia in canna, provocato dalla combustione della carica di lancio (la polvere da sparo di una volta), lancia il proiettile (il proietto è quello di artiglieria, sparato dai cannoni) attraverso la canna dell’arma, fino al bersaglio.

Secondo fatto: il proiettile, appena lasciata la canna dell’arma, comincia a rallentare e scendere verso il basso.

Terzo fatto: nessun problema, la mia pistola ha un mirino ed una tacca di mira che sono tarati in fabbrica per fare sì che la pallottola arrivi dove voglio io, alla giusta distanza.

E la rigatura che tutte le armi hanno, cos’è e a cosa serve?

Ci si accorse abbastanza presto che un proietto risentiva in modo sensibile del vento, che lo deviava dalla traiettoria prevista. Quando, nel XIX secolo, si comprese che imprimendo al proietto un moto rotatorio su se stesso la traiettoria diventava più stabile e prevedibile, venne introdotta la rigatura della canna.

Ovvero, si scavarono alcune linee elicoidali che obbligavano il proietto ad assumere un moto di rotazione su se stesso.

Il proietto in rotazione obbediva alle leggi fisiche del giroscopio che, in virtù dell’applicazione delle leggi di conservazione del momento angolare (che qui ci risparmiamo, con sollievo di tutti), diventava quasi indipendente dalle deviazioni dovute a fattori esterni.

Così da allora tutte le armi da fuoco, dai grossi cannoni alle piccole pistole da tasca, ebbero la canna rigata.

Con la rigatura il proiettile assume però una terza tendenza: oltre a rallentare per via dell’aria e ricadere verso il basso per la forza di gravità, si sposta nella direzione del moto rotatorio impresso dalla rigatura. Si sposterà verso destra se la rigatura è destrorsa e viceversa.

Oggi praticamente tutte le armi hanno la rigatura destrorsa, ma se fosse sinistrorsa non cambierebbe nulla in termini di precisione. Non ascoltiamo le bufale raccontate da chi la pensa diversamente.

Quindi, nella taratura in fabbrica di un’arma si tiene conto dei tre parametri indicati, e la palla andrà esattamente dove ci si aspetta.

Nelle armi classificate come sportive, dotate di tacca di mira regolabile a piacere dal tiratore, questa taratura sarà ancora più precisa.

Una branca della balistica un po’ più cruenta è quella definita “balistica terminale”. Ovvero, cosa succede quando il proiettile colpisce il bersaglio. Bersaglio che non è – ovviamente – il foglio di carta con i cerchi stampati che usiamo al poligono…

Quando un proiettile attinge un corpo, esso si deforma assumendo la caratteristica forma a fungo. Questo fa sì che la maggior parte dell’energia cinetica posseduta dal proiettile stesso si scarichi sul corpo colpito, rendendolo inoffensivo.

  • Esistono palle blindate (che sarebbe più corretto chiamare incamiciate – in inglese FMJ full metal jacket) che non si deformano ed attraversano il corpo; meno letali ma con rischio di rimbalzi,
  • Esistono – ma proibite in Italia – palle in piombo con punta cava o altre forme studiate ad hoc per esasperare la deformazione a fungo aumentandone la letalità,
  • Esistevano anche palle chiamate dum-dum che si frammentavano nel corpo colpito. Queste palle sono proibite sino dalla fine ‘800, dai tempi del Congresso dell’Aja e successivi.

Qualche altra noterella relativa alla balistica del cal. 9:

  • Con una pistola cal. 9 un tiratore medio può indirizzare il proiettile a colpire dove vuole lui fino a 10-12 metri (gittata utile),
  • Un colpo sparato a caso o per errore (pallottola vagante) può essere letale fino a 500 metri (gittata efficace),
  • Un colpo sparato con l’arma a 45° raggiunge la distanza di 1,5 km (gittata massima).
  • Una palla sparata verticalmente in aria, (es. l’ultimo dell’anno…), quando ricade a terra può raggiungere la velocità di 100 m/sec ed essere maledettamente pericolosa.